Falsi Risvegli.

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Questo disco è stato composto dalle due di notte alle sette del mattino in un periodo in cui il sonno non aveva alcuna voglia di farmi visita e, in un certo senso, mi ha aiutato ad entrare nella fase REM preclusami dal pessimo stato dei miei nervi.

Ricordo ancora quanto tempo impiegavo a capire se fossi sveglio o stessi in realtà già dormendo e avevo di volta in volta la sensazione di ritrovarmi in uno stato onirico diverso. Per questo l’ho chiamato Falsi Risvegli, perché in quel periodo, di notte, non mi era chiarissima la distinzione tra ciò che era reale e ciò che era immaginario. Credo che a causa di questa gestazione ne sia uscito un lavoro febbrilmente eterogeneo in grado di passare da scenari post-rock ad allucinate bossa nova, da percussioni impanicate a violini cinematografici, da passaggi noise a momenti estatici.

Originariamente doveva essere una raccolta di colonne sonore composte per il teatro, ma dal momento che i brani sono stati creati con il mood che vi descrivevo era, forse, inevitabile che diventasse anche qualcos’altro: un lavoro a modo suo unitario.

La realizzazione (dalla registrazione con Luca Paolella e Federico Nisci, al video del singolo in uscita a cura di Stefano Romano, alla copertina ad opera di Serena Concilio e Marta Calò, al lavoro pratico per quanto riguarda tutti i passaggi con Gianluigi Manzo) ha alla base i principi dell’etica DIY senza però venire meno ai criteri di professionalità della realtà che mi hanno appoggiato nella produzione: il collettivo NaDir/Napoli Direzione Opposta e l’etichetta indipendente Tippin’The Velevet.
In più, questo disco nasce dal lavoro con il NaDir FAQtory in collaborazione con Patamu, lo sportello sulle produzioni culturali settimanalmente attivo negli spazi dello Scugnizzo liberato, che è stato fondamentale nel dirigermi verso decisioni in sintonia con la mia idea di cultura e che mi ha portato a optare per licenze in Creative Commons e marca temporale di Patamu.

Questo è più o meno tutto quello che c’è dietro questo disco ma, come diceva Frank Zappa, parlare di musica è come ballare di architettura, e per questo è proprio arrivato il momento di farvi ascoltare qualcosa.
A presto.
Ci siamo per davvero.
Un abbraccio.

P.s. Aspettatevi una bella bomba in uscita
P.p.s Il 30 settembre eseguirò parte del repertorio di questo disco in quartetto durante il compleanno dello Scugnizzo Liberato.

Sul mio primo disco da solista.

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Fondamentalmente si tratta di una raccolta di colonne sonore che ho composto per il teatro e all’inizio era un progetto disordinato e un po’ senza senso.

Però io sono fatto così, quando comincio a fissarmi su un’idea diventa un’ossessione e lo stato ossessivo è la condizione attraverso cui il mio istinto mi avverte che vale la pena continuare a sbatterci la testa contro. (La cosa è diventata malsana quando non sapevo più se stavo scrivendo musiche per gli spettacoli teatrali o perché volevo completare questo disco).

È stato concepito nella mia cameretta in orari, dalle due di notte alle sei del mattino, in cui tendenzialmente si dovrebbe sognare e del sogno ha la caratteristica di sfumare da un mood all’altro in maniera non sempre coerente ma con una serie di impressioni e di melodie che di tanto in tanto in tanto si ricorrono passando da un brano all’altro.

E dunque, a lavoro in via di ultimazione, credo che, nonostante i miei sforzi, questo disco continui a suonare disordinato ed imperfetto, ma di quell’imperfezione che mi appartiene e che ha il sapore più della sincerità che dell’approssimazione.

L’unica imperfezione che riesco ad accettare.

Perché?

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Perché no?

Suono ormai da un po’ di anni e non mi è mai passato per la testa di dovermi occupare, per la mia musica, di pagine Facebook, siti internet o pubblicizzazioni varie . Non perché io non ci tenga, sia chiaro, suonare è la cosa più importante di tutte, ma perché farlo è quanto di più lontano esista dal mio carattere.

Con la vecchiaia che avanza, però, s’è svegliata la voglia di condividere con qualcuno questi miei amati sforzi, sperando che oltre ad arrivargli possano addirittura piacergli.

Et voilà: blog, pagina Fb, numero di telefono per chiacchierate a domicilio e fatti vari….

In più, c’è da dire che  i progetti a cui sto lavorando, col tempo, sono aumentati parecchio e attraverso questo blog potrei mostrarli a quelle sparute persone che si chiedono “ma quello scombinato di Francesco Santagata che caspita sta facendo?”.